Gianni Savelli

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Wehrobergeschos-Hochneukirchen. La Magia di un luogo senza tempo.

E’ con grande emozione che tra  qualche giorno porteremo Media Res al Wehrobergeschos di Hochneukirchen. Per questo motivo ho voluto buttar giù qualche riga al fine di condividere la mia felicità per un evento che mi elettrizza.

Il Wehrobergeschos Hochneukirchen è un luogo magico e tutto ciò che viene rappresentato nei suoi ambienti partecipa alla stessa magia.

Mi sono imbattuto in questo posto quasi per caso. Ero stato a Graz per tenere un seminario al termine del quale mi fu proposto, dal mio caro amico Stefan Heckel, di tornare a Vienna in macchina con lui piuttosto che in treno come organizzato in precedenza.

Stefan, infatti, doveva tenere un concerto con Blaubauer a Hohcneukirchen, un minuscolo villaggio a metà strada tra Graz e Vienna, e per tale motivo mi offriva questa opportunità. Accettai l’invito senza esitazione per poter godere della sua piacevole compagnia e per poter assistere al concerto di cui tanto mi aveva parlato.

Hochneukirchen era una località a me totalmente sconosciuta e non nego che all’inizio incontrai anche alcuni problemi nel nominarla con naturalezza.

Durante il viaggio, tra una chiacchiera e l’altra, non feci molto caso al paesaggio fino a quando, lasciata l’autostrada, mentre ci inoltravamo negli scenari mozzafiato della regione, mi cominciai a rendere conto di quanto particolare fosse ciò che piano piano si presentava ai miei occhi. Stefan, notato il mio interesse crescente, fece aumentare le mie attese dicendomi solo che il luogo in cui eravamo diretti aveva un qualcosa di eccezionale e che preferiva non anticiparmi nulla per evitare di rovinarmi la sorpresa.

Arrivati ad Hochneukirchen mi ritrovai in un paesino sull’estremità di una costa montagnosa che dominava una pianura sconfinata. La prima sensazione che percepii chiara fu la maestosità degli spazi intorno a me e la quiete propria della Mitteleuropa. “Laggiù c’è l’Ungheria” mi disse.

Sin da piccolo avevo avuto il desiderio di visitare il paese magiaro e il pensiero di trovarmici così vicino, tanto da riuscire a vederne i confini, non fece che aumentare le mie aspettative.

Il paesino ordinato era composto da piccole case bianche che si presentavano ospitali e silenziose. Inoltre, il suo essere immerso in una variegata qualità di alberi donava, grazie alle loro numerose sfumature di verde, una tonalità ancor più cangiante ai muri tutti intorno.

Lasciata la macchia in un piccolo parcheggio a poca distanza dalla nostra destinazione ecco venirci incontro una sorta di elfo. Era il Sig. Figmueller,  il direttore artistico del Wehrobergeschos, una persona dalla delicatezza e generosità estrema che si mise subito a nostra disposizione facendoci strada.

Mi sembrava di vivere in una fiaba, il tempo si stava diradando e la fresca e pungente brezza tonificava il mio viso.

Ma dove sarebbe stato il concerto?

Ecco che la sorpresa si materializzò in tutto il suo splendore.

Il Wehrobergeschos è una sala al di sopra di un edificio religioso al centro del paese . Il medesimo colore degli edifici circostanti lo mimetizzava alquanto non fosse stato per la torre campanaria che svettava su tutto.

All’interno entrammo in una specie di varco temporale che ci accompagnò in un passato remoto evocando storie di scorribande medievali e assedi subiti e contrastati.

L’entrata, piuttosto angusta a prima vista non prometteva nulla di buono, ma inerpicatici su delle strette scale arrivammo nello spazio al di sopra della sagrestia ed eccoci lì alla presenza di un ambiente magnifico, la sala concerto.

Lo spazio, ben più grande di quello che ci si sarebbe potuto aspettare vedendo da fuori la costruzione, era il secondo livello di una torre medievale. Totalmente in pietra, la struttura era sostenuta da travi di legno, diversamente incrociate, che donavano alla sala una naturale dinamicità.

Per permettere agli ospiti di assistere comodamente agli eventi le sedute, del medesimo colore delle travi, erano sistemate tutte intorno al piccolo palco donando alla sala un clima di raccoglimento quasi sacrale.

Ma la bellezza architettonica della sala, seppur assai notevole, non restituiva da sola la magia del luogo. A partecipare all’emotività, infatti, erano le mura che respiravano di un vissuto drammatico ed affascinante.

Questo spazio, appena sopra la chiesa e appena sotto il campanile, venne probabilmente costruito successivamente alla costruzione originale, come ci raccontò il Sig. Figmueller.

La popolazione del luogo, lontana dalla capitale Vienna, essa stessa assediata  per ben due volte, era totalmente indifesa dalle frequenti scorribande degli Ottomani. Venne naturale adibire a ricovero e rifugio l’edificio che si prestava ad una più facile fortificazione. Era qui che la popolazione del villaggio e delle zone circostanti si barricava per resistere al pericolo interrogandosi disperatamente sul proprio futuro.

Ai giorni nostri, questo luogo per tre o quattro appuntamenti l’anno viene trasformato in uno spazio culturale, di alta cultura direi. E questa è una cosa meravigliosa. Il Sig. Figmueller ci raccontò che il pubblico dei concerti si compone da persone che prenotano con largo anticipo i posti e che provengono anche da molto lontano.

L’impressione del villaggio è realmente quella di essere fuori da ogni contatto con il mondo e ciononostante le persone, di ogni età ed estrazione sociale, presenziano sempre numerose a tutti gli eventi proposti.

Nulla viene detto della storia del luogo. Tutti partecipano a ciò che ormai è un vero e proprio rituale, in piena consapevolezza.

Prima del concerto viene organizzato un buffet con vino, pane e prodotti locali (formaggi e salumi) di una qualità strepitosa. Poi, dopo che le persone hanno preso posto, è la musica a entrare in scena.

Il pubblico è straordinario! Il silenzio e l’attenzione sono aspetti che compartecipano ad un entusiasmo assolutamente fuori del comune.

La sensazione è indescrivibile.

In quella occasione fui invitato a suonare su una canzone tradizionale austriaca che Stefan Heckel presentò stravolgendola e arricchendola. Unirmi a quell’universo con la musica e lasciarmi trasportare nel loro mondo fu una esperienza magnifica che ricorderò per tutta la vita.

Per questi motivi sono felice che ‘Gianni Savelli Media Res’ sia stato invitato al Wehrobergeschos Hochneukirchen 2016 e per questi motivi ve ne ho voluto parlare così diffusamente.