Gianni Savelli

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La musica come esplorazione • Radici nel Mondo intervista Gianni Savelli

Magellano è il titolo dell’ultima opera del progetto Media RES. Le sonorità Jazz accompagnano i sapori di culture e mondi differenti. Dai canti della Sardegna profonda ai ritmi del Sud America in questo disco si trova la voglia della scoperta, il senso della navigazione.

Magellano, l’esploratore, l’avventuriero, nel 1520 apre le finestre su un mondo prima sconosciuto. Fu il primo a circumnavigare la terra entrando nello stretto ai piedi del Cile che oggi prende il suo nome.

Gianni Savelli, fondatore del progetto Media Res. Perchè avete scelto di intitolare questo disco con il nome dell’esploratore portoghese?

L’idea nasce dal fascino che questa figura ha esercitato su di me sin da quando ero bambino. Crescendo ho capito che l’attrazione che provavo era data dall’emozione dell’esplorazione di un territorio sconosciuto, dalla scoperta nelle cose che incontravo di similitudini o differenze con quella che era stata la mia esperienza fino a quel momento. Questa curiosità, e soprattutto l’incanto che ne deriva, è un tratto della mia personalità molto forte.

Per tornare a quando ero bambino ricordo che provavo la  stessa emozione leggendo le pagine di un autore per ragazzi assolutamente straordinario: Emilio Salgari. Le sue eccezionali doti descrittive non solo dell’ambientazione ma della condizione psicologica dei personaggi ti davano veramente la sensazione, chessò,  che tu ti stessi addentrando nella giungla o fossi in pieno oceano navigando rotte sconosciute. Sono stato molto fortunato ad aver potuto continuare a vivere quel rapimento nel mestiere che faccio. Per me la musica è prima di ogni altra cosa una esplorazione.

Quali sono le contaminazioni culturali maggiormente presenti in Magellano?

‘Magellano’ per Media Res rappresenta il terzo atto di una trilogia che si snoda attraverso i dischi che abbiamo realizzato fino ad oggi. Nel primo, ‘Media Res’, le differenti influenze erano nette e individuabili con molta chiarezza, nel secondo ‘Que la fête commence’ c’era il tentativo di ricercare una maggior coerenza. Con ‘Magellano’ probabilmente siamo riusciti ad elaborare un linguaggio di sintesi che per noi marca una originalità di cui andiamo molto orgogliosi. Media Res nasce dalla passione che ho per culture, musiche o espressioni differenti che sono così numerose che farei fatica a metterle in fila.

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Per cercare di spiegarti il processo di ricerca di quella sintesi cui facevo cenno prima ti farò un esempio che forse ci aiuterà.

Gli uomini comunicano le stesse emozioni attraverso parole che sono diverse perché  i linguaggi sono diversi. Ma le lettere, e quindi i suoni, che formano i singoli vocaboli sono assai spesso le stesse. Ecco, è come se avessi provato a mettere assieme le lettere che mi attraevano per comporre le parole più vicine alla mia sensibilità.

Le emozioni, i sentimenti sono comuni a tutti noi, indipendentemente dalla cultura di provenienza. Forse è questo il motivo per cui questa musica, pur nella sua originalità, riesce ad evocare con una certa naturalezza, scenari in cui le persone non fanno fatica a ritrovarsi emotivamente, facendola propria con così grande affetto.

Nel disco c’è una traccia che prende spunto da un canto devozionale sardo del Medioevo. Cosa ti ha colpito di quelle sonorità?

Il canto cui fai riferimento è il gosus de santi micheli. Il gosus è una forma di musica sacra sviluppatasi in maniera autonoma nella Sardegna del Medio Evo. Mi ci sono imbattuto in un periodo in cui mi sono avvicinato alla musica tradizionale sarda che è per sua natura frutto di diverse  influenze, essendo la Sardegna un isola praticamente al centro del Mediterraneo Occidentale. Della melodia originale mi ha attratto una sorta di limpidezza, una specie di purezza che sembrava rimandare ad un luogo senza tempo. Ho cominciato a lavorarci su ed è diventato un pezzo orchestrale.

Ricordo che durante la composizione ero guidato da una sorta di storyboard onirico in cui un gruppo di cantori in abito tradizionale sardo erano riuniti in una cripta che, apertosi il soffitto, erano poi liberi di esplorare il mondo, volando nel cielo notturno.

Si può comprendere la storia di un popolo attraverso la sua musica?

La storia dei popoli è la storia della cultura. La cultura racconta degli scambi continui che intervengono tra i popoli. La musica tra le arti è quella che più facilmente si muove e partecipa a questo processo in maniere molto naturale. Ho dedicato a questo tema un breve articolo nel mio blog che forse qualcuno potrà trovare interessante: In strada per la musica.

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi,delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi.” In questa frase Sant’Agostino critica la voglia di ricerca che però, spesso, è semplicemente voglia di perdersi. Credi che esplorazione sia sinonimo di distrazione? Dove ci vuoi portare con la tua musica?

Trovo lo spunto interessante soprattutto considerando che nel mondo in cui viviamo spesso vedere qualcosa di nuovo vuol dire quasi solo mostrare sui social la foto della propria immagine all’interno di un paesaggio inconsueto. E certamente se solo questo è ciò che spinge ad esplorare  il mondo intorno a noi forse allora sarebbe meglio starsene in salotto davanti alla televisione. Non mi sento tuttavia di sottoscrivere appieno il pensiero che questa frase mi sembra nascondere tra le righe.

La tradizione culturale europea è intrisa della dicotomia materiale – spirituale, atteggiamento che viene dal pensiero platonico. La contemplazione estraniata dal vivere quotidiano e l’alienazione del consumismo forse possono essere viste come differenti aspetti di una stessa frattura. Come tale, nessuno dei due estremi mi attrae in maniera convincente. La vita interiore e il mondo esterno fanno parte di uno stesso flusso di vita che non si fa ingabbiare. In un senso più ampio lo stesso vivere è ogni momento una esplorazione, del resto non sappiamo mai quello che accadrà nel momento successivo.

La musica di Media Res è un po’ la stessa cosa. Ogni concerto non è mai uguale al precedente, non solo per la musica o per i musicisti ma anche, e forse soprattutto, per il pubblico che vi prende parte. In questo senso, non sapendo mai quello che esattamente accadrà, è una vera e propria scoperta.

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