Gianni Savelli

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JAZZ ITALIA 2009

Gianni Savelli è un musicista dai molti interessi e dalle tante collaborazioni, che vanno da cantanti di musica leggera come Ornella Vanoni o Jovanotti, a jazzisti quali Maria Schneider o Maurizio Giammarco fra gli altri. Come leader è titolare del gruppo “Media res”, in cui esprime una sua personale visione del jazz o zone limitrofe, prendendo spunti dalle melodie popolari in una sorta di folklore “rimedidato”, ispirandosi al patrimonio tradizionale di area balcanica o mitteleuropea, ma non solo. Intendiamoci, i brani di questo cd sono per la quasi totalità a suo nome, ma l’humus da cui traggono origine si può ricollegare a suggestioni derivanti dalla frequentazione di musica etnica della più varia provenienza. Si evidenzia, nei vari pezzi, un struttura analoga, a grandi linee. Si inizia con la presentazione del tema da parte dei due fiati, spesso suonato all’unisono. Il basso ha, poi, un ruolo propulsivo con la ripetizione di una frase, di un accordo, funzionale a determinare il carattere della composizione e a far crescere l’aspettativa per i successivi sviluppi. L’ingresso del pianoforte sposta l’attenzione dell’ascoltatore su un altro versante, con un intervento melodico, ma capace di conferire al brano un sapore più jazzistico. A questo punto, dopo tutti questi preamboli, si impongono gli assoli di tromba e ance, sempre in sintonia con il contesto e le attese create. E non c’è una nota di troppo. Nelle note di copertina Savelli non spiega tecnicamente la sua musica, ma suggerisce l’idea, la visione, la descrizione da cui è partito per realizzare le tracce di questo disco. Fra i sei titoli si fanno particolarmente raccomandare “Tribù errante”, dedicata al tema del viaggio, con un assolo ragguardevole del pianoforte di Paolo Principato e l’accompagnamento in controtempo della batteria di Marco Rovinelli. “Que la fête commence” è il brano di punta dell’intero cd. Conserva un’aria medioevale ed è introdotto dal flauto ispirato del leader. Si avvicendano, poi, cambi di tempo e di atmosfera, con il pianista che riporta, ad un certo momento, il pezzo in un ambito più “swingante”. “Semplice” è dedicato al grande sassofonista Yusef Lateef. Si respira l’aria di una festa messicana con un motivo di facile impatto, su cui brillano gli interventi dei solisti. Il disco si conclude con “Sevdah”, un motivo del folklore della Bosnia Erzegovina, completamente rigenerato dal trattamento “intellettuale” di Savelli e caratterizzato dall’alternarsi di situazioni differenti, all’interno degli oltre dieci minuti di durata della traccia. Un disco che ci conferma come nel jazz italiano operino musicisti “progettuali”, capaci di allestire una musica con una sua peculiarità e che incidono solo quando hanno qualcosa di importante da proporre. Sono trascorsi, infatti cinque anni dal primo e unico disco di “Media res” prima di questo. E’ ancora doveroso sottolineare la competenza e l’ammirevole interplay esistente fra tutti i membri del quintetto, arricchito – in alcuni brani – da ospiti, per conferire ancora più sostanza e forza ad una musica già di per sé piena di valori e di significati.

Gianni B.Montano da Jazz Italia luglio 2009

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