Gianni Savelli

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JAZZ CONVENTION 2005 (F.Ciminiera)

Un viaggio intorno alle tradizioni musicali di differenti parti del mondo: Media Res, intendendo sia il disco che il progetto che lo infonde, si pone alla ricerca di un punto medio espressivo che tenga conto delle diversità e delle tradizioni, dei contrasti e dei contatti. La contaminazioni di temi e suoni anima lo svolgersi del disco e diventa una delle caratteristiche principali del lavoro.

La struttura dei brani, i suoni utilizzati, i livelli musicali che si combinano negli episodi del disco, che di volta in volta mettono in evidenza protagonisti diversi, il sestetto, gli ensemble di archi e di fiati, l’oud, le voci dei musicisti, miscelano jazz e suoni etnici, arricchiscono le strutture melodiche del jazz americano degli anni ’80 con le espressioni cameristiche europee, con i sapori della musica indiana, con la ritmica ossessiva africana, colorano con strumenti e sonorità inattese il disco. Percussioni e archi in primo piano e utilizzati nella costruzione del brano, coralità che segna l’andamento del disco, la capacità da parte del pianoforte di accentare le diverse atmosfere in maniera sempre appropriata, dal jazz al classico, passando da suoni liquidi alla ricerca della percussione, la regia sicura e sapiente che conduce gli strumenti e i musicisti a interpretare e fare proprie le atmosfere evocate dalla scrittura. Se Gujarat e Barish conducono decisamente l’ascoltatore verso l’India, Jali verso l’Africa sud sahariana, The child who never playedAs it is e Graceland richiamano più da vicino la musica jazz, nordamericana e europea, resta in ogni caso la tensione di Gianni Savelli, in quanto compositore, e del gruppo, in fase di esecuzione, di dirigere il brano in un territorio ibrido, nel quale all’ispirazione e al richiamo principale del pezzo possano aggiungersi suoni di altri mondi. Nakuru Lake, dedicata al lago dei fenicotteri in Kenya, viene preceduta da una lunga introduzione del sassofono accompagnato dagli archi, in cui il tema viene spostato verso l’Europa. Il brano iniziale, Dance you can dance vive di accenti indiani nella tromba di Aldo Bassi, nel flauto di Gianni Savelli, nella linea di basso di Francesco Puglisi, nel piccolo utilizzato da Elvio Ghigliordini, mantenendo però un timbro generalmente occidentale nel lavoro della batteria e nelle linee del pianoforte.

La struttura corale del lavoro, messa in evidenza sin dall’apertura di Dance you can dance, è un’altra delle caratteristiche di Media Res: la maggior parte dei brani fa leva su una costruzione di insieme e anche il concetto di assolo viene rivisto secondo un’ottica meno canonica. Le improvvisazioni si legano al tessuto del brano e non si rincorrono per sovrastare la ritmica, bensì per ampliarne le possibilità: in Gujarat, ad esempio, strutturato come un raga indiano, i vari strumenti solisti aggiungono di volta in volta le frasi che compongono il mosaico del brano. Diverso è l’atteggiamento nella parte centrale del disco dove The child who never played, As it is e Graceland riconducono il lavoro su suoni più vicini al jazz e i nostri danno prova del linguaggio jazzistico: pregevoli gli assolo di Stefano Lentini in Graceland, così come quello di Francesco Puglisi in As it is, efficaci gli intervnti dei fiati sia nelle improvvisazioni che nella costante costruzione di armonie e sovrapposizioni. L’attenzione di Gianni Savelli e di Media Res verso le altre culture manifesta un’ottica che non vuole limitare il proprio orizzonte alle solite cose; attitudine testimoniata anche dalle parole che presentano le ispirazioni dei brani (mentre le note di copertina sono di Maurizio Giammarco) e dal supporto dato alle iniziative del WWF a favore della salvaguardia delle risorse idriche mondiali.

Fabio Ciminiera

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